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benvenuto nel MUSEO 'L CIAR di Castell'Alfero (AT)
Il Museo 'L Ciar è stato inaugurato il 1° settembre 2002 a Castell'Alfero, in Piemonte a 10 Km a nord di Asti, in valle Versa.
Si tratta di una vasta raccolta di testimonianze del XIX° - XX° secolo, migliaia di oggetti che riportano indietro nel tempo, con contadinerie, giocattoli ed attrezzi vari. Contiene varie ricostruzioni d'epoca di ambienti casalinghi, scolastici, carcerari e contadini, con 'pezzi' raccolti in oltre trent'anni dai signori Antonio Montesano, Francesco Cantino e Mario Amerio, che mettendo a disposizione del Comune le loro raccolte hanno fondato l'Associazione C'era una volta di Castell'Alfero. Gli ambienti del museo sono i suggestivi ed antichi sotterranei del Castello dei Conti Amico, di proprietà comunale dal 1905. Castell'Alfero è noto per aver dato i natali a Giovan Battista De Rolandis ideatore del Tricolore della Bandiera Italiana, ed a Gianduja, la maschera carnevalesca simbolo del Piemonte.

il Museo 'L Ciar è visitabile su prenotazione (tel. 0141 406611), per la Rassegna Castelli Aperti e nei giorni di maggior interesse turistico del Comune.

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VOCI della MEMORIA : TUTTE STORIE :

fiabe: I DODICI FRATELLI Data di invio 20/10/2011 Versione stampabile
C'era una volta un padre che aveva dodici figlioli già grandi che non stavano più a casa, ma lavoravano e abitavano da soli.
Accadde che il padre ebbe ancora una bambina, e loro ne provarono tanto dispetto che non vollero più tornare a casa e si rifugiarono nel bosco a fare i taglialegna.
Quella ragazza aveva già quattordici o quindici anni, e, pur sapendo di avere dei fratelli, non li aveva mai visti.
Una volta andò a lavarsi presso una fonte, ma prima si tolse la collanina affinché non cadesse nell'acqua. Ora, un corvo che passava di là l'afferrò e se la portò via, e lei gli corse dietro, finché arrivò nel bosco dove abitavano i suoi fratelli. Il corvo andò a nascondersi proprio nella capanna, e, poiché non c'era nessuno, si decise a entrare, ma per paura che poi la maltrattassero si nascose sotto al letto.
I suoi fratelli, quando tornarono a casa, fecero colazione e se ne riandarono senza averla vista.
Alla sera lei preparò le tagliatelle, poi si nascose di nuovo. Loro mangiarono, sospettando che ci fosse di mezzo una stregoneria, così, uno di loro, l'indomani, restò a casa e vide uscire di sotto al letto la sorella. La riconobbe e le perdonò di essersi nascosta in quella maniera, e le disse che avrebbe fatto sapere alla mamma che si trovava lì con loro.
Poi l'avvertì di non andare mai a chiedere del fuoco alla casa accanto, perché era abitata dalle streghe.
Lei stette una quindicina di giorni senz'andarci, ma poi una volta lasciò venir sera senza aver preparato la cena, e per far presto andò a chiedere il fuoco in casa delle streghe.
Entrò, e vi trovò una vecchia che gliene diede.
Ma quella vecchia le disse anche che desiderava un piacere, ossia, che l'indomani si lasciasse succhiare un po' il dito mignolo, e per mostrarle come doveva fare, chiuse l'uscio, le fece mettere il dito nel buco della serratura e le succhiò tanto sangue che quella povera ragazza mancò poco che svenisse.
Poi la strega le disse che voleva fare la stessa cosa il giorno dopo.
Quella sera, i fratelli della ragazza cenarono come al solito; ma poi guardando la sorella si accorsero che doveva avere qualche cosa, e, a forza di domande, si fecero raccontare tutto, e cioè, che l'indomani doveva venire la strega a succhiarle il dito.
Allora, il fratello maggiore l'aspettò sulla porta, e quando la strega venne, ordinò alla sorella di non aprire; e quando quella infilò la testa dentro a una finestrella, zacc! il fratello con una sega gliela tagliò; poi aprì l'uscio e gettò testa e corpo giù nel burrone.

Accade un'altra volta che la ragazza andò a dissetarsi a una fonte e lì vi trovò una vecchia che le voleva vendere delle scodelle bianche; ella non ne voleva sapere, perché non aveva quattrini.
Ma la vecchia tanto fece e tanto disse che alla fine ne accettò una in regalo e la portò a casa.
La sera tornarono i fratelli, stanchi dal lavoro, e avevano sete. E appena ebbero bevuto da quella scodella, ecco che diventarono tutti buoi, tranne uno che si trasformò in agnello perché aveva bevuto poco.
Figuratevi il dispiacere della sorella e la paura di ritrovarsi da sola in quel deserto e con quelle dodici bestie da mantenere!
Ma il caso volle che un figliolo di re, andando a caccia, si smarrì in quella boscaglia, e passando vicino alla capanna domandò alloggio.
Là per là, la giovane non voleva farlo entrare, ma lui la pregò tanto che finalmente acconsentì, e nel vederla così bella, decise di sposarsela; ella però rispose che non poteva lasciare i suoi fratelli e che doveva badare a loro.
Il principe disse che si sarebbe incaricato lui stesso d'ogni cosa, e infatti, sposò la ragazza facendola principessa poi sistemò i buoi in una stalla di marmo con delle belle mangiatoie; e da quel giorno furono trattati come uomini.

Nel frattempo, la strega che era stata ammazzata dal fratello della principessa, era resuscitata e giurò di vendicarsi; cominciò allora a tentare di usurparle il posto. E un giorno, trasformatasi in vecchia, andò nel giardino dov'ella sedeva sotto un pergolato insieme all'agnellino suo fratello.
La vecchia domandò alla principessa un grappolo d'uva e quella buona giovane acconsentì a prendergliene un po', ma intanto, senza accorgersene era finita vicino a una cisterna, e così, puff! la strega la fece cader dentro.
Quella poveretta piangeva e strillava, ma dall'esterno nessuno la sentiva, salvo quell'agnello che le girava sempre intorno belando.
La strega si trasformò allora nella principessa e s'infilò nel suo letto.
Quando il principe tornò a casa, la vide strana, e le chiese che cosa avesse, e la disgraziata della strega rispose: "Sono malata a morte ed ho bisogno di mangiare un pezzo di quell'agnello che sento gridare; se no, muoio."
Lui rispose: "Dunque tu dici le bugie. Mi avevi detto che l'agnellino era tuo fratello e invece non è vero." La strega aveva fatto la gaffe, ma ormai non poteva più rimediare, e restò zitta senza sapere cosa rispondere.
Il principe si accorse che qualcosa non andava, e andò in giardino a correre dietro all'agnello per acchiapparlo. E intanto s'avvicinò alla cisterna e senti la voce della moglie. "Ma tu non eri a letto?"
"Certo che no, è da questo pomeriggio che sono qui e nessuno m'ha sentita."
Il principe l'aiutò a uscire dalla cisterna, e la strega fu smascherata.
Allora il principe ordinò che fosse subito arrestata e condotta al rogo.
E mano a mano che bruciava, i buoi tornavano ad essere uomini e ridiventavano tutti forti e robusti, tanto che nel palazzo sembrò esserci una compagnia di giganti.
E in seguito diventarono tutti principi e padroni di tanti stati; ma io sono rimasto meschino, meschino!

Fiaba piemontese tratta da "Fiabe Classiche e Popolari Italiane" di Domenico Comparetti (1875) adattato da www.paroledautore.net  

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Autore: Admin

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