Visita a Castell’Alfero

La prima visita fu da mio zio Giuseppe Squarzino, nell’antico paese di Castell’Alfero. Il paese era stato costruito e fortificato molti secoli prima.
Come in gran parte delle città in Italia, nel punto più alto era situata una chiesa.
La chiesa dei santi Pietro e Paolo si trovava ai bordi di un’ampia piazza pavimentata con i ciottoli.
Sulla stessa piazza vi era il vecchio castello, costruito per difendere la città dagli invasori.
Un’elegante ristrutturazione di parte del castello dava proprio sulla piazza ed era usata come municipio.
Un enorme e serpeggiante muraglione di mattoni che raggiungeva i 75 piedi di altezza (circa 23 metri) era contornato in basso da terrazze su più livelli. Nell’antichità, i soldati che lo difendevano potevano, tramite cunicoli sotterranei, raggiungere dalla piazza un qualsiasi punto minacciato e sbucare alle spalle del nemico. Era abbastanza impressionante. Ammirai quel lavoro di muratura e pensai a quanti secoli erano trascorsi dalla sua costruzione.
Io e i mio cugino salimmo al castello, alcune zone del quale erano chiuse e usate come Municipio. Esplorando i sotterranei, vedemmo un’enorme sala per i banchetti con una serie di forni inseriti nelle pareti con delle massicce tavole di pietra vicino. Potete facilmente immaginare nei tempi antichi i servi che sollevano cervi ed altra cacciagione su quelle tavole per preparare i banchetti per gli occupanti del castello.
La casa di mio zio era situata sul secondo livello terrazzato più in basso rispetto alla sommità del castello, a fianco della strada che attraversava un’altra vasta piazza. Una mattina fui svegliato dal rumore di scarponi chiodati che picchiavano sui ciottoli della strada fuori della mia finestra.
Era impossibile continuare a dormire, così mi alzai per osservare la fantastica processione che si stava svolgendo all’esterno. Uomini in uniforme e cavalli stavano marciando attraverso il paese. Erano in corso le manovre di guerra della milizia. Per tre giorni e tre notti le truppe marciarono vicino a casa nostra. C’erano soldati talmente esausti del procedere forzato che si aggrappavano alle code dei cavalli per continuare a marciare. Alla fine del terzo giorno alcuni tentavano persino di dormire mentre si trascinavano avanti, potete immaginarvi che scena!
L’innumerevole moltitudine di uomini infine se ne andò, dopo aver marciato giorno e notte da zone anche lontane.
Mio cugino che viveva a Tonco, un paese vicino, era diventato il mio migliore amico ed eravamo praticamente inseparabili.
Mi disse: “Perché non andiamo in bicicletta a vedere dove si tengono le Grandi Manovre?”.
Abbiamo pedalato con le nostre bici per ben più di mezz’ora ed arrivammo in una zona chiamata “Valle Savoia” (la valle dei Re).
Infine siamo arrivati in un’area boschiva che circondava una valle ampia con un’enorme spianata. Strisciammo sulle nostre pance sino ai bordi del bosco e sbirciammo oltre il bordo della collina per osservare giù nella valle, che era coperta di soldati a perdita d’occhio. Mentre osservavamo la situazione, tra i soldati radunati si levò un urlo. Vedemmo un uomo calvo in uniforme raggiungere a passi lunghi una piattaforma sollevata. Le truppe gridavano “Viva il Duce, Viva il Duce!”. Il Duce pronunciò un discorso dai toni vivaci e molto eloquente, dopo di che le truppe lo salutarono diverse volte stendendo le braccia destre nel saluto fascista.
Mio cugino ed io tornammo a Castell’Alfero con la sensazione che ci saremmo ricordati per sempre che durante quell’agosto 1928 eravamo stati testimoni della grande dimostrazione del potere che Benito Mussolini aveva assunto sul popolo italiano.
I fascisti erano al potere non soltanto nel governo nazionale, ma anche nell’amministrazione delle città.

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tratto dal libro ADVENTURES OF THE PIANO MAN scritto da Henry C. Clinton

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