Visita a Vittorio

Il mio terzo zio, Vittorio, viveva a Serra Perno, una borgata situata ad una certa distanza da Castell’Alfero.
Mi ricordo che una notte, quasi a mezzanotte decisi di andare a trovare il mio zio favorito.
La terra era ricoperta di neve ed io camminavo nella periferia della città verso le vigne in cui era posta la sua bellissima casa.
Superai un cimitero alla periferia della città. Vedendo la scena illuminata dalla luna, non potei che constatare che un italiano spenderebbe anche il suo ultimo dollaro per costruirsi una cappella cimiteriale; soltanto chi era molto povero aveva una semplice lapide sulla sua tomba.
A metà del mio cammino mi girai indietro per dare un’occhiata e notai che un lupo aveva cominciato a seguirmi. Assomigliava ad un cane pastore tedesco molto grande. Manteneva una distanza di circa 200 piedi (circa 61 metri) da me mentre camminavo. Se mi giravo indietro, si fermava. Se avanzavo verso lui, si levava in piedi in atto di sfida, incrociando il mio sguardo fisso.
Ero solo nella notte e iniziavo a sentirmi minacciato da quella presenza sinistra e pericolosa.
Continuai ad osservare il ciglio della strada alla ricerca di un bastone da usare per difendermi, ma non riuscii a trovarne uno.
Affrettai il passo ma senza correre, perché ero restio nel mostrare timore e quindi dargli lo spunto per attaccarmi.
Non mi lasciò fino a che non entrai nella casa di mio zio verso mattina.
Mi considerai fortunato di aver avuto a che fare con un solo animale, piuttosto di fare la parte dell’esploratore contro un branco di lupi!
Mio zio e sua moglie, insieme a suo figlio ed a sua figlia, erano nella stalla. La teneva pulitissima, con paglia fresca sul pavimento per le due mucche che la occupavano.
Ammirai l’antica struttura, sostenuta da travi di legno e con sopra grosse fascine di rami. L’ambiente era caldo ed accogliente, reso così dal caldo fiato del bestiame, mentre l’illuminazione era fornita da una lampada ad olio molto piccola che poteva stare nel palmo della vostra mano.
Devo dire che la mia zia preferita era Angelina. Non posso imprimere in voi in modo sufficiente la fame d’affetto che ho avuto. Mi piaceva davvero avere gente che mi stava accanto o che mi abbracciava o che mi baciava. Ed Angelina immancabilmente mi sbaciucchiava e mi chiamava il suo “piccolo riccio” perché allora avevo i capelli ricci, che ci crediate o no!
Vittorio era il mio zio preferito.
Aveva un albero di pesca in un frutteto. Ad agosto mi portò appunto vicino al frutteto e mi disse: “Sdraiati sotto quell’albero”. C’era un pesco con i rami bassi con le pesche gialle incredibilmente grandi e lisce che pendevano dai suoi rami.
Erano così dolci, il succo mi colava giù per le braccia.
Me lo ricordo così vivamente.
Ricordo anche che mettevo in fila i noccioli di ogni pesca che mangiavo: raggiunsi il conto di diciannove!
Ancor più vivo è il ricordo dei grandi dolori di pancia che mi colpirono più tardi!

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tratto dal libro ADVENTURES OF THE PIANO MAN scritto da Henry C. Clinton

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