Il ponte stregato

Un bel giorno d’estate, frizzante come in montagna, mia madre ed io stavamo camminando da Serra Perno ad Asti.
Mentre percorrevamo con difficoltà la strada di ghiaia, transitò un’automobile occasionale, sollevando una nuvola serpeggiante di polvere sottile che rimase sospesa per ore in quell’aria “di montagna”.
Una volta ripreso il cammino, mia madre si girò verso me e mi disse: “Da queste parti c’è un ponte che dicono stregato perché tempo fa una persona è scivolata giù dal ponte ed è morta. Da allora, quando i carri trainati da cavalli o da buoi transitano per quella strada, gli animali si impuntano e si rifiutano di attraversare il ponte”.
Come per magia, ebbi la conferma di questo antico racconto.
Eravamo davvero vicini al ponte.
Mentre lo attraversavamo, stava arrivando un contadino con un carro trainato da una bue. Il bue si fermò dal ponte. Il contadino allora scese dal carro e cominciò a frustarlo, ma l’animale si rifiutava di muoversi. Alla fine andò davanti al bue e, tirandolo per le redini con tutte le sue forze, riuscì a trascinarlo oltre il ponte. Stremato, arrabbiato e grondante di sudore, il contadino riempì l’aria di tutte le espressioni profane ed irripetibili che poteva ricordare, oltre a quelle che compose per l’occasione.
Mia madre si girò allora verso me trionfante: il vecchio racconto, che poteva essere ricordato come una superstizione, era stato confermato dai fatti!
Devo dirvi in realtà che non so spiegare quell’evento, ma forse gli animali possono percepire le cose ben oltre l’umana comprensione.
Riprendemmo il nostro viaggio ed arrivammo nella città di Asti dopo aver camminato in totale circa un’ora e mezza.
Mia madre desiderava comprare alcune cose nella grande città, una delle più grandi del distretto alpino del Piemonte.
Asti distava circa 60 miglia  dal confine francese; si vedevano il Monte Rosa (montagna rosa) ed il Monte Bianco (montagna bianca) ricoperti di neve, stagliati nel cielo: sembrava che si potessero toccare, tuttavia erano lontani oltre 60 miglia.

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tratto dal libro ADVENTURES OF THE PIANO MAN scritto da Henry C. Clinton

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