L’omelia di Don Piero Gagliardi

Questa l’omelia pronunciata da Don piero Gagliardi durante la cerimonia d’inaugurazione del Museo ‘l Ciar:

Nel libro “Il Dio in cui non credo” il giornalista spagnolo Juan Arias ha scritto: “Non credo nel Dio che non ci chiede una sedia per partecipare anche lui alle nostre feste”.
Una frase molto bella che mi è sempre particolarmente piaciuta.
Certamente è così!
Perché Dio è festa, Dio è gioia!
La festa – insegna la Bibbia – l’ha inventata Lui per dare all’uomo la opportunità di riposare dopo la fatica, di recuperare le energie fisiche, per trovare uno spazio di quiete in cui sollevare lo spirito alla contemplazione delle cose belle, al dialogo dell’amicizia con Lui e con i fratelli in umanità. A redenzione compiuta, quel giorno si è rivestito di luce e di vittoria in virtù della Risurrezione di Cristo, ed è diventato memoria di quell’evento e preannunzio della domenica senza tramonto, quando Dio sarà tutto in tutti.

Va dunque riconosciuto il diritto di Dio di fare sosta con noi nel giorno di festa, come presenza viva ed amica. Ma va anche detto che, perdendo la festa questo significato originario, può capitare all’uomo di rimanere chiuso in un orizzonte tanto ristretto che non gli consente più di vedere il cielo. E allora, per quanto vestito a festa, diventa intimamente capace di far festa …
Ma noi oggi siamo qui per invitare Cristo alla festa di Castell’Alfero, in tutti i suoi risvolti, da quelli sportivi a quelli conviviali, dalle manifestazioni della cultura, della beneficenza e della memoria, a quelle più chiaramente ludiche.
Il tempo donato a Cristo non è mai tempo perduto, ma un tempo guadagnato per l’umanizzazione profonda ed armoniosa dei nostri rapporti e della nostra vita.
Oggi riprende quota la manifestazione sportiva detta “Palio Alfero”, legata al tamburello nostrano, con le sue tradizioni di agonismo e di vittoria, con i suoi tecnici e campioni, quelli del passato che 30 anni fa arrivarono allo scudetto tricolore, e quelli del nostro tempo che con identica passione aspirano agli stessi traguardi.
A voi atleti qui presenti, a voi rettori dei Rioni in lotta, auguriamo che la competizione del Palio 2002 riesca nel migliore dei modi, come gioco, come partecipazione del pubblico, come risultato… e, naturalmente, vinca il migliore!
A Messa finita, siamo tutti invitati a partecipare all’inaugurazione e benedizione dei locali che stanno sotto l’edificio del Castello, dove è stato allestito un Museo delle Contadinerie ad opera dei signori Montesano, Amerio e Cantino, il diacono che serve qui all’altare.
Una iniziativa intelligente, patrocinata dal Comune, per far rivivere un passato di fatica, di sacrificio, di semplicità e di fede.
Un omaggio di riconoscenza e di ammirazione per i nostri padri che, con strumenti magari primordiali ma affatto inquinanti, nel rispetto dell’ambiente naturale, hanno fecondato di sudore e di amore la nostra terra per ricavarne un pane, tanto saporito quanto austero.
E’ stato detto: “Non è eterno solo il futuro, non solo! Sì, anche il passato è l’era dell’eternità; quanto è successo, non si ripresenterà d’un tratto com’era… Ritornerà come Idea!”
Anche il Museo delle Contadinerie parla del passato con il linguaggio severo dell’austerità, della semplicità, della fatica, dell’unità della famiglia, della fede cristiana; è un linguaggio che viene da lontano e diventa provocazione e proposta per il presente, un presente segnato dal consumismo, dallo spreco, dall’edonismo, dalla pretesa di avere tutto e subito, dalla incapacità di aprire gli occhi sui problemi degli altri.
Questa è l’idea che viene dal museo che andremo a benedire, il Ciar, “una tenue luce sul passato che il tempo inesorabile tenta di oscurare”.
E di questo ancora ringraziamo gli amici, Antonio, Mario e Francesco.
Ed è a questo punto che il Cristo, presente alla nostra festa, mette il cappello a questi nostri pensieri di libertà, con parole che invitano a dare alla vita la concretezza del servizio, la fecondità del sacrificio e l’apertura alle cose dello Spirito…
“Se qualcuno vuol venire dietro di me, la smetta di pensare sempre a se stesso, prenda la sua croce, la croce del dovere e mi segua… Infatti qual vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perde l’anima sua?”
Questo è il problema da tenere in conto, prima che venga sera!
“Quando il Figlio di Dio nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli e renderà a ciascuno secondo le sue opere.”

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