breve storia della scrittura

DALLA PIETRA AL CRISTALLO – L’EVOLUZIONE DELLA SCRITTURA NELLE CIVILTA’
Il modo di fare le cose si modifica nel tempo.
Quando si compiono delle azioni, come accendere un fornello, una lampadina, scrivere con una penna, legare un pacco con una corda, andare in bicicletta e così via, vi sarà capitato di chiedervi come sono stati inventati gli strumenti adatti a compierle e come si è riusciti con il passare del tempo a trasformarli e a renderli più facili da usare, rapidi e sicuri.
Come esempio, proviamo a tracciare il percorso evolutivo di uno strumento di uso quotidiano che, forse, è ancora il vostro principale strumento di scrittura: la penna.

Breve storia degli strumenti di scrittura
La preistoria viene così definita proprio per la mancanza di testimonianze scritte: tuttavia, le premesse della scrittura sono già contenute nei disegni e nei simboli tracciati sulle pareti delle caverne dei nostri antenati.
Gli strumenti a disposizione erano le dita, pietre tenere colorate da strofinare, pietre dure e aguzze con cui incidere, tinture di natura vegetale o minerali da stendere per mezzo di bastoncini.
Una delle prime scritture in senso proprio fu quella sumerica, che risale al 3500 / 2000 a.C.: era ottenuta imprimendo l’estremità a forma triangolare di bastoncini o cannucce su tavolette di argilla ancora umida e morbida. La forma del segno lasciato nell’argilla ha dato a questo tipo di scrittura il nome di cuneiforme. Essa era composta inizialmente da 2000 simboli diversi, poi ridotti a circa 600.

I geroglifici dell’antico Egitto
Dal 3000 a.C. si sviluppò in Egitto un tipo di scrittura basata sui geroglifici che offrivano immagini molto stilizzate della realtà. In una prima fase, questi disegni furono utilizzati come ideogrammi, poi si trasformarono in alfabeti veri e propri, dove a ciascun simbolo corrispondeva un suono. Gli egizi scrivevano con cannucce tagliate e inchiostri a base di polveri di carbone o di ossido di manganese, forse rese fluide e legate con latte, resine, cera d’api, bianco d’uovo, acqua. Le superfici di scrittura erano rappresentate da fogli di papiro, da pietra (anche dura) incisa con scalpelli, da tavolette di legno e da superfici murarie o di terracotta su cui dipingevano con pennelli (bastoncini con una estremità schiacciata e sfrangiata) e colori di origine minerale o vegetale.

L’alfabeto greco
I greci, dall’800 al 500 a.C., svilupparono una scrittura alfabetica derivata da quella fenicia, con l’aggiunta di simboli per le vocali. La scrittura greca è la premessa diretta della nostra e le prime due lettere greche danno origine alla parola “alfabeto” (a = alfa; ß = beta). I greci scrivevano su fogli di papiro, su tavolette ricoperte di cera, su vasi e, più tardi, su pergamena (pelli raschiate e levigate inventate nella città di Pergamo intorno al 160 circa a.C.). Gli strumenti di scrittura rimanevano bastoncini appuntiti, cannucce tagliate, pennelli e inchiostri al carbone.

La nascita della scrittura moderna
I romani conquistarono la Grecia nel primo secolo a.C., ne acquisirono l’alfabeto, modificando la forma delle lettere, e costruirono l’alfabeto latino che tuttora utilizziamo. Chi scriveva faceva uso di carta di papiro e pergamena con cannucce e inchiostri, di pietra con scalpelli, di tavolette di legno ricoperte di cera o di piombo con stiletti metallici, cioè bacchette di metallo appuntite da un lato per scrivere, e piatte dall’altro per cancellare, ripianando la superficie.
Nel medioevo e nelle epoche successive si sviluppò una scrittura a inchiostro, a  dei monaci amanuensi che si servivano di penne d’oca. La facilità di scrittura dovuta alla scelta di un angolo di taglio opportuno del calamo (la parte centrale della penna simile a un bastoncino) portò dalla scrittura carolingia e gotica, con angoli molto appuntiti, a quella italica, più arrotondata: quest’ultima è molto simile al nostro modo di scrivere.

Dalla stampa alla biro
L’invenzione della stampa, a opera di Johann Gutenberg nel decennio 1440 – 1450, portò notevoli cambiamenti nella scrittura e nella sua diffusione popolare. Anche quella manuale divenne più comune e intorno al 1700 si realizzarono pennini di metallo più resistenti e flessibili delle penne d’oca. Si crearono così vere e proprie forme di calligrafia a imitazione dei caratteri di stampa.
La prima penna stilografica realmente efficiente risale al 1884: dotata di un piccolo serbatoio di inchiostro lo cola opportunamente sul pennino per gravità.
Nel 1938 l’ungherese Laszlo Biró inventò un tipo particolare di penna, capace di depositare l’inchiostro sul foglio tramite una piccola sfera con funzione di pennino.
L’inchiostro è contenuto in una cannuccia e si deposita sulla sfera per gravità. Questo tipo di penna è lo strumento di scrittura forse più comune e diffuso.
Negli ultimi 50 anni sono stati inventati altri tipi di penne: i pennarelli in cui l’inchiostro viene depositato per mezzo di una punta di feltro; il rapidograph, stilografica di precisione con un minuscolo cilindro cavo di misure diverse al posto del tradizionale pennino, ideale per il disegno geometrico; le penne rollerball, stilografiche a sfera, di grande scorrevolezza e uniformità, da gettare una volta finito l’inchiostro contenuto in un serbatoio non ricaricabile. Un tipo particolare di penna è stata studiata per i voli spaziali. La mancanza di forza di gravità rende impossibile il funzionamento delle comuni penne nello spazio. È necessario ricorrere a gas in pressione e a una seconda sfera per spingere l’inchiostro su quella di scrittura.
Il presente e il futuro della scrittura sono legati sicuramente all’uso dei computer e ai programmi di videoscrittura, ma quella manuale rimarrà come strumento insostituibile di primo impiego.

Lascia un commento