Incudine del Calzolaio – Ciabattino

Questa incudine è un antico attrezzo usato nel vecchio mestiere del ciabattino e del calzolaio.
E’ un’incudine con tre appendici diverse nella forma e/o grandezza che serviva per ribattere i chiodi usati per fissare le suole delle scarpe.
L’incudine era interamente fatto in ferro stampato.

Serviva anche a mantenere ben posizionata una scarpa durante qualsiasi lavorazione.

DISEGNO ORTOGRAFICO di Cantino Francesco
in allegato il file .PDF in formato A3 in cui vi è il disegno ortografico in scala, con tutte le quote e relativi materiali costruttivi, dell’attrezzo descritto.    (clicca su “download” = “scaricare”)

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Incudine da calzolaio e ciabattino 72.44 KB 50 downloads

Antico attrezzo del ciabattino e del calzolaio: è un'incudine con tre appendici...

Incudine del Calzolaio - Ciabattino

Incudine del Calzolaio - Ciabattino

Incudine del Calzolaio - Ciabattino

Calzolaio - Ciabattino

 

Calzolai e ciabattini
L’avvento dell’industria calzaturiera, fin dai primi del ‘900, ha di fatto costretto molti artigiani calzolai a chiudere bottega o, nella migliore delle ipotesi, a tramutarli in commercianti di calzature e/o manufatti in cuoio come borse, cinture ed accessori vari.
I prezzi delle scarpe fabbricate in modo artigianale non potevano competere con quelli delle scarpe fabbricate in mdo industriale.
Ma un altro motivo, oltre al prezzo, ha contribuito a far estinguere questa figura di artigiano: farsi fare un paio di scarpe su misura era cosa abbastanza impegnativa in quanto le varie prove e le varie misurazioni si susseguivano ed il prodotto non era certamente in pronta consegna.
Generalmente questi artigiani lavoravano nei loro piccoli laboratori all’interno
dei quali si potevano notare i vari attrezzi – tutti a portata di mano – appesi al muro così come erano appese alle pareti le forme delle diverse taglie che, comunque, venivano sempre adattate e riadattate a seconda delle necessità.
Una grande varietà di cuoio e di pellame veniva sistemata nelle varie scaffalature di legno e diffondeva, tutt’intorno, l’odore tipico di questa bottega artigiana.
Quasi al centro della stanza veniva sistemato il “Panchetto”, ovverosia un tavolino di legno basso e suddiviso, sulla superfice, da vari scomparti aventi forma quadrata e rettangolare atti a contenere tutta la minuteria, come ad esempio chiodini e borchie, di cui il paziente artigiano poteva abbisognare.
Il Panchetto serviva altresì da piano di lavoro ed il calzolaio vi stava seduto di fronte su di una seggiolina indossando, il piu’ delle volte, un grembiule.
Non poteva mancare, sul Panchetto, una pallina di pece che, passata accuratamente sullo spago, aveva la funzione di tenere uniti i vari fili di cui quest’ultimo era composto.
Era un lavoro di taglio del cuoio e del pellame, era un lavoro di accurata cucitura, era un lavoro nel quale l’artigiano doveva conoscere tutti i segreti della lavorazione della materia prima: la suola, ad esempio, veniva dapprima immersa in una bacinella d’acqua per poi essere battuta con un apposito martello su di una sorta di incudine fino a quando non assumeva lo spessore desiderato.
La varietà delle materie prime impiegata serviva in realtà, i vari tipi di calzatura: calzature dall’estetica discutibile ma estremamente robuste per la classe lavoratrice.
Erano scarpe destinate ai contadini, ai pastori e agli operai in genere che, molto spesso, erano dotate di rinforzi in ferro sia sui tacchi che sulle punte; diverse le calzature commissionate dalla borghesia che sicuramente era piu’ esigente in fatto di design e di pellame utilizzato.
C’è da dire, però, che nelle nostre zone in particolare, i contadini erano soliti
utilizzare degli zoccoli con la suola in legno e la parte superiore in cuoio:
erano calzature praticamente indistruttibili e molto funzionali in quanto erano facilmente estraibili ogniqualvolta il contadino entrava in casa dove, solitamente, camminava scalzo.

Non va confusa l’estinta figura dell’artigiano calzolaio con quella, tutt’ora vivente, del ciabattino: quest’ultimo, soprattutto in passato, aveva migliori motivi di esistere in quanto era l’artigiano (sicuramente meno abile del calzolaio) deputato alla riparazione delle calzature.
Oggi il ciabattino non ripara piu’ scarte artigianali, ma fatte in maniera industriale e l’immaginario collettivo non corre piu’ con la mente all’artigiano rinchiuso nel suo laboratorio e ricurvo sulla Panchetta, ma piuttosto ad un giovane che lavora con moderni macchinari, magari all’interno di un centro commerciale, e che affianca alla sua classica attività altre attività come, ad esempio, la riproduzione di chiavi a mezzo di moderni pantografi a controllo numerico.

(tratto da “il Cortese”)

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